Panem et Circenses

venerdì, 29 aprile 2005

Wrestling vs. rest of Italy

SmackdownUn fenomeno di massa, un boom eccezionale. Non ci sono altre parole per descrivere il seguito che ormai ha raggiunto il wrestling in Italia. Molto di più rispetto al periodo d'oro di fine anni '80 inizio '90 quando un po' tutti (non solo i ragazzini) avevano imparato a riconoscere perlomeno Hulk Hogan. Poi il fenomeno scemò, il wrestling sparì dalla tv italiana per tornare in maniera saltuaria e si sa, senza visibilità ben difficilmente un prodotto ha successo. Solo dal 2002 Italia 1 decise di dargli una visibilità ed una continuità nelle trasmissioni e da allora è stato un crescendo.
Ora è una vera e propria invasione, con tutte le trasmissioni prodotte dalla WWE trasmesse anche da noi, molte su Sky, ed altre federazioni minori su canali regionali o satellitari. Ma il fenomeno di massa ai nostri giorni si traduce anche in merchandising e quindi ecco comparire gadget di tutti i tipi: dalle figurine, alle magliette fino ai dvd venduti nientemeno che dalla Gazzetta dello Sport.

Non poteva mancare ovviamente l'interesse da parte dei media che hanno cercato di analizzare il fenomeno di questo che a molti sembra uno sport sui generis. Ci provò tra i primi Michele Serra spettatore di uno dei tour che negli ultimi 12mesi hanno portato per ben 3 volte gli atleti della WWE in Italia; molte critiche gli furono rivolte dai fans per aver definito i wrestler dei burattini ed il wrestling un circo.
Col senno di poi molti dei critici hanno rimpianto articoli come questo; infatti pur con toni di superiorità alla fine Serra ammette che anche lui si era appassionato, riuscendo a capire in poco tempo la filosofia e il fascino che questo mondo sa trasmettere.
Negli ultimi tempi infatti è stato un susseguirsi di articoli e servizi che si limitano a bollare come "buffonata" il wrestling, che tutto è palesemente finto e che i fans sono solo dei bambini. E non poteva mancare il parere del deux-ex-machina di casa Mediaset, Maurizio Costanzo, che non afferma di vedere un solo motivo per guardare il wrestling.

Il culmine però lo si è l'altro giorno, quando il Tg5 ha trasmesso un servizio, di cui non ricordo l'autore, il cui testo era il seguente:

C'è l'uomo pappagallo Koko B. C'è il becchino Undertaker, e Eddie Guerrero che finisce l'avversario stendendolo al suolo con la mossa della rana
spappolata, la famosa "frog splash". E poi John Cena, il numero uno, con la faccia da bravo ragazzo. Fisici scolpiti, armadi di muscoli alti due metri che si gettano a peso morto sull'avversario. Ma nessun ferito, niente sangue se non un pò di succo di pomodoro. Solo un grande, mastodontico show. Che manda in delirio milioni di fan nel mondo. La wrestling mania è ormai un fatto. Non più solo in America, dove è nato lo sport-spettacolo che sembra un videogioco. Ma oggi anche in Italia: due milioni di telespettatori, 25 milioni di figurine vendute, gli show di Bologna e Assago che hanno registrato il tutto esaurito. Una moda esplosa soprattutto tra i più giovani: il fan-tipo del wrestling ha dai 7 ai 14 anni. Ragazzini che impazziscono a vedere i loro eroi-fumetto che si insultano, urlano, fanno smorfie pazzesche. E si tirano delle gran botte, tutte proibite. Ma niente paura: è tutto finto. O meglio, "sincero nella finzione, esorcizzante", come ha scritto il semiologo francese Roland Barthes, paragonandlo al teatro greco. Ma il wrestling ha anche il suo lato oscuro: in passato ci sono stati scandali doping tra gli atleti. E
l'associazione dei consumatori Codacons, di recente, ha bollato il wrestling come "violento e diseducativo" chiedendo il sequestro delle trasmissioni. Ma in fondo, dicono i sostenitori, non c'è nulla di male: sempre meglio delle botte vere.

Ammesso che quando un fenomeno è popolare viene generato un movimento denigratorio uguale e contrario al successo del prodotto, come se esistesse una legge fisica applicata alla Tv, e che quindi tutte queste dimostrazioni, questo voler rimarcare il proprio disgusto per la nuova moda lasciano il tempo che trovano, non accetto ciò che viene offerto giornalisticamente. Sono ancora convinto che deontologicamente un giornalista dovrebbe premurarsi di verificare le fonti prima di fare un servizio, conscio del potere di condizionamento che può avere.
In pochi minuti (in poche righe) riescono a scrivere delle incredibili stupidaggini senza premurarsi di distinguere la realtà dalle voci di corridoio o leggende metropolitane.
Lascio stare i commenti di chi la tele la fa e si permette di criticare la qualità del prodotto wrestling, e passo pure sopra a nomi storpiati ed inesattezze da far venire i brividi, ma stravolgere addirittura la realtà è troppo.
Cosa può pensare un bambino sentendo dire che wrestling è finto, che i wrestler non si fanno male e non sanguinano veramente (mi piacerebbe proprio sapere dove l'hanno tirata fuori la storia sel succo di pomodoro)? Che può farlo benissimo anche lui tanto non gli succederà niente; che anche se salta addosso ad un suo amico questo non si romperà una gamba perchè se lo fanno loro e non si fanno male......
Così ora iniziano le emulazioni, i bambini inizieranno a farsi male veramente e di chi sarà la colpa? Non di chi non fa il proprio mestiere ripetendo che se non si è allenati ci si infortuna seriamente, non dei genitori che avrebbero il compito di spiegare la differenza fra realtà e finzione, ma del wrestling.
Storia già vista certamente ma non mi sembra che le esperienze passate abbiano insegnato qualcosa.

Prevedo un nuovo fenomeno "pitbull" dove ogni pretesto sarà buono per incolpare il wrestling e chiederne l'eliminazione; ha già cominciato il Codacons chiedone la sospensione delle trasmissioni, seguito a ruota dall'onorevole Bonatesta di Alleanza Nazionale che ne chiede lo spostamento in seconda serata e dal sempre presente Moige. Chi sarà il prossimo?

scritto, diretto ed interpretato da spettatore | 17:17 | commenti (4)